rancesco d’Assisi, quando morì, alla Porziuncola,
non ebbe intorno a sé soltanto i suoi frati. Accanto,
ebbe anche una donna, l’unica donna presente al “transito”
del Santo, nella casupola di frasche e loto che era stata
sua ultima cella. Quella donna non fu Santa Chiara, chiusa
tra le umilissime mura di San Damiano (a lei, tornando stremato
ad Assisi, l’Apostolo umbro aveva fatto sapere che lo
avrebbe rivisto dopo morto. Così fu infatti, quando
il suo corpo, durante i funerali, passò e sostò
dinanzi a San Damiano).
Eppure prima di morire Francesco desiderò avere vicino
una donna; volle, accanto al suo giaciglio, una presenza quasi
materna, una mano affettuosa e forte al tempo stesso. La presenza
fu quella di Jacopa dei Settesoli o Settesogli (Sette sogli:
sogli= troni), la seconda delle due donne che, insieme a Chiara,
il Santo diceva di amare. Puntualizza, infatti, Tommaso da
Celano: “Giacoma de’ Settesoli, ugualmente famosa
per nobiltà e per santità nella città
di Roma, aveva meritato il privilegio di uno speciale amore
da parte del Santo” (Celano, Trattato dei Miracoli,
n. 37).
Jacopa - o Giacoma o Giacomina - nacque intorno al 1190 da
una famiglia di origine normanna. Da un documento datato 1210,
risulta che in quell’anno era già coniugata con
il nobile romano Graziano Frangipane del ramo dei Settesoli,
un’antica e potente famiglia che aveva l’abitazione
in un avanzo del monumento detto Settizonio, eretto da Settimio
Severo a coronamento della “regina viarum”, e
il cui cognome Frangipani sarebbe legato all’uso di
distribuire il pane ai poveri.
Dal loro matrimonio erano nati due figli, Giacomo e Giovanni
(che ricoprirono il ruolo di senatori di Roma). Il coniuge
Graziano, morto prematuramente, affidò alla propria
vedova l’amministrazione dei numerosi castelli e dei
possedimenti sparsi per tutta la città e la circostante
campagna (ancora nel 1230 Jacopa dei Settesoli risulta essere
“castellana” del “castrum” di Marino).
Quando, nel 1209, i Penitenti di Assisi si recarono a Roma,
per ottenere dal papa l’approvazione della loro Regola,
la lunga permanenza nell’Urbe li obbligò a bussare
ripetutamente a molte porte, tra le quali quella del palazzo
dei Settesoli-Frangipane. Donna Jacopa li accolse con gentilezza
e generosità. Le ripetute visite, i colloqui con Francesco
diedero vita ad una solidissima amicizia, che fece del palazzo
della nobildonna, rimasta vedova tra il 1210 e il 1216, la
“casa dei frati”.
Da allora, Jacopa dei Settesoli divenne la più valida
collaboratrice del nascente Ordine francescano nella città
dei Papi. Fu lei, dopo opportune richieste, ad ottenere dai
Benedettini la cessione dell’ospedale di San Biagio,
nella zona di “Trastevere”, che divenne la prima
dimora romana dei Francescani, ove, almeno una volta, fu ospite
lo stesso Francesco durante uno dei suoi numerosi soggiorni
a Roma.
Nel 1231, immediatamente dopo la canonizzazione del Poverello,
l’ospedale, per iniziativa della stessa donna Jacopa,
fu trasformato nel convento di San Francesco a Ripa (ancor
oggi si mostra la cappella di San Francesco, sorta, a detta
della tradizione, nella cella dove era solito dimorare l’assisiate,
e una pietra, che lo stesso usava come cuscino).
Attiva e risoluta, pur essendo devota e affettuosa, Jacopa
si poteva quasi dire un uomo, e infatti, mentre Francesco
chiamava Chiara con il nome di sorella, chiamò Jacopa
con l’epiteto di fratello: “frate Jacopa”.
Nonostante avesse l’opportunità di vivere lussuosamente,
ella seguì il modello di perfezione suggerito da Francesco,
conducendo una vita austera e mettendo a sua disposizione
i suoi beni ed il suo potere.
Ella fu, così, la Marta francescana.
Narra San Bonaventura: “Durante il suo soggiorno a Roma,
il Santo aveva tenuto con sé un agnellino, mosso dalla
sua devozione a Cristo, amatissimo agnello. Nel partire, lo
affidò a una nobile matrona, madonna Jacopa dei Sette
Soli, perché lo custodisse in casa sua. E l’agnello,
quasi ammaestrato dal Santo nelle cose dello spirito non si
staccava mai dalla compagnia della signora, quando andava
in chiesa, quando vi restava o ne tornava. Al mattino, se
la signora tardava ad alzarsi, l’agnello saltava su
e la colpiva con i suoi cornetti, la svegliava con i suoi
belati, esortandola con gesti e cenni ad affrettarsi in chiesa.
Per questo la signora teneva con ammirazione e amore quell’agnello,
discepolo di Francesco e ormai diventato maestro di devozione”
(Leg. maior, cap. VIII, n. 7).
Donna Jacopa, stando alla tradizione, avrebbe fatto eseguire
un ritratto di Francesco quando il Santo era ancora in vita:
voleva la sua immagine sempre accanto! Una copia del dipinto
è tuttora conservata nel romitaggio di Greccio. In
essa è raffigurato Francesco nell’atto di asciugarsi
gli occhi con un fazzoletto; sotto un’iscrizione recita:
“Vero ritratto del Serafico Patriarca San Francesco
d’Assisi, fatto eseguire dalla pia donna romana Giacoma
de’ Settesoli, vivente lo stesso patriarca”.
Quando Francesco sentì avvicinarsi la sua ultima ora,
disse ad un frate di scrivere una lettera per Jacopa, per
informarla della sua morte imminente, chiedendole di raggiungerlo
alla Porziuncola; narra il Celano: “Il Santo, dunque,
mentre giaceva ammalato di quell’infermità
che, ponendo termine al suo patire, compì con beatissimo
esito il felice corso della vita, pochi giorni prima di morire
desiderò mandare a Roma per donna Giacoma, affinché,
se voleva vedere mentre tornava alla patria lui che così
ardentemente aveva amato in quest’esilio, accorresse
in tutta fretta. Si scrive la lettera, si cerca un messo velocissimo,
e questi, trovato, si accinge a mettersi in cammino. Ma improvvisamente
presso la porta si ode uno scalpitio di cavalli, un rumore
di soldati, l’affluire di una comitiva. Uno dei
soci, proprio quello che stava dando gli ordini al messo,
si fa sull’uscio e vede presente colei che mandava a
chiamare ritenendola lontana. Tutto pieno di meraviglia, corre
precipitosamente al Santo, e non potendo stare in sé
per la gioia, esclama: ‘Buone nuove, o Padre, ti porto!’.
E a lui subito il Santo affrettandosi a prevenirlo, rispose
: ‘Benedetto Iddio, il quale ci ha mandato il fratello
nostro donna Giacoma! Ma aprite le porte - aggiunse - fatela
entrare e conducetemela, perché per frate Giacoma non
va osservata la clausura stabilita per le donne’.
Esultano i nobili ospiti, e tra le consolazioni dello spirito
cadono abbondanti lagrime. E perché nulla manchi al
miracolo, si ritrova che la santa donna ha portato tutto ciò
che la lettera preparata diceva dovesse portare per le esequie
del Padre. Infatti aveva recato seco un panno di color cinericcio,
nel quale involgere il povero corpo del morente, e molti ceri,
la sindone pel volto, un cuscino pel capo, e un certo cibo
che al Santo piaceva, e tutto ciò che aveva desiderato
lo spirito di lui, aveva suggerito pure il Signore.
Continuerò senz’altro a dire dell’evento
di questo pellegrinaggio, per non lasciare senza consolazione
la nobile pellegrina. Attende la moltitudine delle genti,
specialmente il devoto gruppo della Città, che
presto giunga con l’ora della morte il natale del Santo.
Ma questi è sollevato dall’arrivo dell’omaggio
romano, e se ne trae l'augurio che possa vivere ancora un
po’. Perciò anche la signora stabilì di
licenziare la comitiva e rimaner essa sola con i figli e pochi
scudieri. Ma il Santo si oppose: ‘Non farlo, perché
io sabato morirò, e tu la domenica potrai ripartire
con tutti’.
E così avvenne. All’ora predetta entrò
nella Chiesa trionfante colui che strenuamente aveva combattuto
nella militante. Tralascio il concorso dei popoli, i canti
di giubilo, i concenti delle campane, i fiumi di lagrime
; tralascio il pianto dei figli, i singhiozzi degli amici,
i sospiri dei compagni. E vengo a ciò che deve consolare
quella pellegrina, priva del conforto del Padre.
Viene dunque nascostamente tratta ella da parte, tutta bagnata
di lagrime, e ponendole tra le braccia il corpo dell’amico:
‘Ecco - le dice il vicario (frate Elia) - colui che
hai amato vivo, tienlo anche morto’. Ed essa, bagnando
di cocenti lagrime quel corpo, raddoppia i lamenti e i singhiozzi,
e rinnovando i dolorosi abbracci e i baci, scioglie il
velo per vederlo rivelato. Che più? Contempla quel
vaso prezioso, nel quale era stato nascosto il prezioso
tesoro, ornato di cinque perle (le stimmate). Vede le cesellature
che solo la mano dell’Onnipotente aveva fatte per la
meraviglia del mondo, e pur nella morte dell’amico rivive
per tali insoliti gaudii. Subito decide che non si debba dissimulare
e nascondere oltre l’inaudito prodigio, ma con provvidenziale
risoluzione si debba mostrare alla vista di tutti. A gara
tutti accorrono a vedere, e trovano in verità cosa
che Dio non aveva fatta ad alcun’altra nazione
e stupiti ammirano.
Sollevo la penna, perché non voglio balbettare ciò
che non saprei spiegare.
Giovanni Frangipane, allora giovinetto, in seguito proconsole
dei Romani e conte del sacro Palazzo, ciò che in quel
tempo insieme con la madre vide coi propri occhi e toccò
liberamente con le mani tutto questo giura e conferma per
tutti i dubbiosi” (Celano, Trattato dei Miracoli, nn.
37-38).
Dopo i funerali, in gran parte sostenuti finanziariamente
dalla stessa nobildonna, “frate Jacopa” tornò
a Roma per il breve tempo necessario a disporre gli affari
familiari, poi tornò ad Assisi, dove trascorse il resto
della vita vicino alla tomba del suo padre spirituale, in
abito di povera e umile terziaria, dedicandosi alla penitenza
e alle opere di carità. Morì l’8 febbraio
1239. Fu sepolta nella chiesa inferiore della Basilica di
San Francesco di Assisi, vicino all’altare che sovrasta
la tomba del Poverello.
Nel 1932, i suoi resti furono trasferiti nella cripta del
Santo, di fronte all’altare, fra le due scalinate, in
un’urna protetta da una griglia metallica nera. Sopra
l’urna è un’iscrizione: “Fr. Jacopa
de Septemsoli - Hic requiescit Jacopa sancta nobilisque romana”.
Per ulteriori notizie su Giacoma dei Settesoli (o
Settesogli), vedere:
-Francesco affida a donna Jacopa un agnellino: Leg. maior,
cap. VIII, n. 7; Celano, Trattato dei Miracoli, n. 31.
-Lettera di Francesco a donna Jacopa: in Fonti francescane
(Minor), Ed. Francescane, parr. 253-255; I Fioretti: Della
quarta considerazione delle sante sacre istimate.
-Donna Jacopa visita Francesco morente: Celano, Trattato dei
Miracoli, nn. 37-38; Leggenda perugina, n. 101; Specchio di
perfezione, n. 112, Lettera di Francesco a donna Jacopa: in
Fonti francescane (Minor), Ed. -Francescane, parr. 253-255;
I Fioretti: Della quarta considerazione delle sante sacre
istimate.
-Donna Jacopa paragonata a Maria Maddalena: Leggenda perugina,
n. 101; I Fioretti: Della quarta considerazione delle sante
sacre istimate.
-Donna Jacopa testimone delle stimmate: I Fioretti: Della
quarta considerazione delle sante sacre istimate.
-Donna Jacopa vuole essere seppellita a Santa Maria degli
Angeli: I Fioretti: Della quarta considerazione delle sante
sacre istimate.
Paolo Rossi
paolo.r@sanfrancescoassisi.org